SISTRI: abolito a partire dal 1 gennaio 2019

Approvato ieri dal Consiglio dei Ministri il “Decreto in materia di semplificazione e sostegno per cittadini, imprese e pubblica amministrazione”, che prevede, tra i suoi 10 articoli, l’abolizione del SISTRI.

Nella giornata di ieri , il Consiglio dei Ministri si è riunito a Palazzo Chigi per discutere, tra le altre cose, del DECRETO-LEGGE in materia di semplificazione e sostegno per cittadini, imprese e pubblica amministrazione, (vedi ordine del giorno). Presenti, tra gli altri, il Vicepresidente del Consiglio Di Maio e il Ministro dell’Economia Giovanni Tria.

Composto da 10 articoli, il DL prevede misure di sostegno alle piccole e medie imprese creditrici delle pubbliche amministrazioni, con un fondo di 50 milioni di euro destinatia “interventi di garanzia, a condizioni di mercato” in favore delle pmi in difficoltà nella restituzione di finanziamenti già contratti con banche e intermediari finanziari.E’ la cosiddetta “legge Bramini“, dal nome dell’imprenditore lombardo diventato simbolo della battaglia di chi aspetta soldi dallo Stato e va in difficoltà economica, compresa quella fiscale.

Abolito il Registro Unico del Lavoro e colpo di spugna sul SISTRI, il sistema di tracciabilità dei rifiuti speciali istituito nel 2010 ma mai divenuto veramente operativo (e quindi dell’obbligo di versamento dei contributi relativi) ad opera del Ministro dell’Ambiente Sergio Costa, secondo il quale “Il Sistri è stato uno dei più grandi sprechi nella gestione dei rifiuti speciali , un sistema mai entrato effettivamente in funzione, che però ha comportato costi sostenuti dalle imprese coinvolte e dallo Stato, che hanno superato i 141 milioni di euro dal 2010 ad oggi. Il Sistri aveva lo scopo, assolutamente condivisibile e anzi necessario, di tracciare l’intero sistema di rifiuti speciali del Paese, ma non è mai stato operativo . Nel frattempo le imprese aderenti, quelle con più di 10 addetti, hanno dovuto pagare iscrizioni, adeguamenti tecnologici, aggiornamenti per i mezzi e per il personale e infilarsi in un ginepraio di norme, sanzioni, poi sospese, poi riattivate, quindi nuovamente sospese, esenzioni, eccezioni, nuovi obblighi: insomma un inferno normativo durato otto anni”.

Dal 1° gennaio 2019 la tracciabilità dei rifiuti speciali sarà garantita per mezzo dei tradizionali adempimenti ambientali (registro di carico e scarico, FIR e MUD), almeno fino all’introduzione di un nuovo sistema di tracciabilità gestito direttamente dal Ministero dell’Ambiente, prevista per la primavera del 2019.

Il decreto legge, inoltre, in materia di agricoltura, equipara i coltivatori diretti ai loro familiari coadiuvanti, prevedendo per questi ultimi gli stessi vantaggi fiscali dei titolari. In tema di ambiente, il provvedimento, dopo aver disposto la cessazione della qualifica di rifiuto, prevede il ricorso all’istituto dell’End of Waste per l’incentivazione alla sostituzione di materie prime vergini con materie provenienti da filiere di recupero.

Viene infine istituito il “comitato contro l’inerzia e le inefficienze” della pubblica amministrazione a cui si potranno rivolgere imprese, cittadini ma anche le stesse amministrazioni, qualora un procedimento amministrativo risulti bloccato.

(leggi il Comunicato Stampa)

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