Rapporto FVE : carenza di veterinari nelle zone rurali

La Federazione dei Veterinari Europei ha pubblicato oggi un dettagliato rapporto sulla situazione delle zone rurali d’Europa in relazione alla disponibilità di veterinari. Il rapporto Shortage of veterinarians in rural and remote areas conferma una carenza importante, che è motivo di preoccupazione in più della metà dei Paesi presi in considerazione dal rapporto. Circa il 78,5% – riferisce la FVE- sta già vivendo una carenza che, in base ai dati disponibili, è destinata a peggiorare nei prossimi anni.

Le ragioni del depopolamento veterinario– Alla base di questa contrazione professionale nelle aree rurali e remote, ci sono le preferenze di vita professionale dei Medici Veterinari, notoriamente più orientati verso il settore degli animali da compagnia e verso l’esercizio in aree urbane. Ma concorrono anche scelte di vita familiari e personali.

Altri fattori invece sono da attribuire alla scarsa attrattività di questi territori, spesso privi di servizi e di infrastrutture. Gioca un ruolo anche il venir meno di funzionari pubblici, in altre epoche deputati agli interventi sanitari in questi territori, non più sostituiti anche a causa dello scarso potere economico delle aziende zootecniche impossibilitate a sostenere i costi dei servizi veterinari e delle pratiche veterinarie. Il volume d’affari complessivo rende scarsamente redditizie queste aree sia per gli agricoltori che per i veterinari, al limite della sostenibilità.

Anche così si spiega la crescente aggregazione professionale tra veterinari (corporatisation) sempre più organizzati in assetti societari che offrono un valido modello di business, da collocare prevalentemente in aree urbane e  nel settore degli animali da compagnia.

La carenza di  medici veterinari nelle aree rurali d’Europa è visibile già da alcuni anni, ma “fortunatamente- commenta la FVE- alcuni paesi hanno già adottato misure per affrontare il problema”. E’ per esempio il caso della Francia che ha varato incentivi per i Medici Veterinari disposti ad esercitare in aree remote o rurali.

Sempre meno aziende agricole – Tra il 2005 e il 2016, si stima che nell’Unione Europea siano andate perse fino a 4,2 milioni di aziende agricole; la stragrande maggioranza (85%) erano piccole aziende agricole. Le maggiori riduzioni  sono state registrate in Polonia (-1,1 milioni di aziende agricole, il 43%), Romania (- 0,8 milioni di aziende agricole, il 20%) e Italia (- 0,6 milioni di aziende agricole, il 34%).

In Italia– Circa il 30% della popolazione italiana vive in aree rurali, ma il dato diminuisce di anno in anno (fonte). Sia i veterinari privati che quelli pubblici operano nelle aree rurali e remote dell’Italia. Il modello italiano viene così descritto nel rapporto: se i servizi veterinari ufficiali hanno carenza di veterinari possono demandare ai veterinari  controlli, vaccinazioni e assistenza clinica degli animali da allevamento. Il sistema si basa su una particolare forma di accordo consentito dalle norme del Sistema Sanitario Nazionale Italiano. Se si verifica una carenza, in particolare nelle zone montane remote, il governo regionale o provinciale organizza la disponibilità dei veterinari attraverso delle convenzioni (cioè medici veterinari che lavorano per i servizi sanitari regionali).

Conseguenze per gli animali- Nelle aree maggiormente depopolate dai Veterinari, la mancanza di assidue visite veterinarie compromette la salute e il benessere degli animali allevati, con conseguenze anche sulla prevenzione veterinaria e la possibilità di intercettare precocemente eventuali problemi epidemiologici e di notificare le malattie.

Il rapporto si basa sui dati ricevuti dalleorganizzazioni veterinarie nazionali aderenti alla FVE, per un totale di 28 Paesi monitorati. La FVE manterrà costantemente aggiornato il rapporto, continuando a seguire l’evoluzione del fenomeno.

Shortage of veterinarians in rural and remote areas

 

(fonte ANMVIOGGI)

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