Cani e Sars-Cov-2

La barboncina che a Bitonto era risultata positiva al SARS CoV-2 è tornata negativa. Il primo caso di rilevazione naturale del virus al tampone in un cane di proprietà “conferma che i cani hanno cariche virali bassissime e non possono a loro volta contagiare”. Lo afferma il professor Nicola Decaro che aveva diagnosticato il caso.

Il primo tampone negativo era già arrivato dopo appena quattro giorni. E adesso la cagnolina “sta benissimo”, spiega a Repubblica Nicola Decaro, docente di malattie infettive animali al Dipartimento di Veterinaria dell’Università di Bari. “Questo conferma che nei cani la carica virale è molto bassa, il virus non è aggressivo e dunque non ci sono pericoli per l’uomo”- afferma il ricercatore. (video)

I tamponi, più di 15 nel complesso, sono stati effettuati dalla famiglia della barboncina e poi inviati al laboratorio di Decaro per le analisi. Il primo esito negativo è stato annotato il 10 novembre scorso: “Ma non possiamo escludere che l’infezione sia durata di più. Noi facciamo riferimento al tampone positivo registrato per la prima volta il 5 novembre e sulla base di questo dato sarebbero confermate le conoscenze finora acquisite nella letteratura scientifica internazionale”, commenta il virologo veterinario.

A differenza di casi indotti da studi sperimentali, il caso di Bitonto è dato da un contagio naturale, probabilmente riconducibile alla famiglia con la quale vive la barboncina, data la presenza di quattro persone con COVID-19.

Il secondo step sarà l’analisi del genoma del virus rilevato nella cagnolina, che sarà messo a confronto con il genoma del virus isolato su un componente della famiglia. Obiettivo: verificare se l’Rna – l’impronta digitale del virus – sia uguale oppure no. I tecnici lo chiamano ‘sequenziamento genetico’.
I frammenti del genoma del cane sono già stati isolati e tutti i tamponi – un paio quelli eseguiti sul cane e altrettanti sul proprietario – sono stati inviati a due laboratori diversi: quello dell’Istituto zooprofilattico di Abruzzo e Molise ‘Giuseppe Caporale’, a Teramo, e il laboratorio dell’Istituto superiore di sanità a Roma.

L’ultimo passo in programma sul cammino della ricerca è il test sierologico, per il quale basterà un piccolo prelievo di sangue sulla cagnolina: “Ci andrò personalmente appena sarà possibile, una volta avuta la certezza della negatività della famiglia che sta dando un contributo rilevante alle conoscenze scientifiche”, aggiunge Decaro. Lo scopo del test, in questo caso, è stabilire se la barboncina abbia sviluppato gli anticorpi contro il Coronavirus. Un altro tassello importante nel puzzle della ricerca. Perché non tutti i cani positivi hanno prodotto anticorpi specifici, secondo lo scienziato. “Ma una cosa è certa: la carica virale nei cani è bassissima e non sono pericolosi per l’uomo”.

Decaro sta portando avanti un programma di ricerca sul virus SARS CoV-2 nei cani e nei gatti, dopo che il Comitato etico per la sperimentazione animale dell’ateneo ha dato il via libera allo studio, già noto al ministero della Salute.

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