IVA al 10%: impegno trasversale in Parlamento

Dopo la lettera dell’ANMVI ai Capigruppo di Camera e Senato arriva l’impegno bipartisan per abbassare l’IVA sulle cure veterinarie e sugli alimenti per animali da compagnia. Cinque parlamentari di altrettanti schieramenti rispondono alla sollecitazione del settore: tradurranno in emendamenti alla Manovra le modifiche del Testo Unico dell’IVA necessarie a spostare in fascia agevolata questi beni e servizi. Si lavora alla coperture del mancato gettito: solo per l’IVA Veterinaria l’Erario perderebbe 80milioni di euro. Ipotesi SAD per le compensazioni.

La pandemia ha fatto saltare il pareggio di bilancio e anche le clausole di salvaguardia ovvero gli aumenti automatici delle aliquote IVA. Lo scostamento di bilancio autorizzato dal Parlamento apre ad una manovra finanziaria a debito che dovrà rivisitare la fiscalità generale. Uno scenario che, unito al Recovery Fund, è inedito anche per una battaglia storica come quella della riduzione dell’aliquota IVA sulle prestazioni veterinarie e sul pet food, da giocare stavolta con regole del tutto nuove.

Lo spostamento dall’aliquota ordinaria del 22% alla fascia agevolata del 10%, avrebbe il duplice effetto di sostenere economicamente la domanda di salute animale in una fase di generale indebolimento economico per famiglie e detentori di animali, e anche di mettere al riparo da futuri aumenti programmati queste categorie di servizi e beni di prima necessità.
Per le prestazioni veterinarie, inoltre, si tratterebbe anche di equiparare le cure ai medicinali veterinari che sono già soggetti all’IVA agevolata del 10%.

Inoltre, come sottolineato nella lettera aperta per l’IVA Unica– sottoscritta da sigle veterinarie, dell’industria e della società civile- un allentamento della pressione fiscale in un settore strategico anche per la Commissione Europea (si pensi alle politiche One Health e alla Farm to Fork Strategy) avrebbe ricadute positive anche sugli obiettivi del programma Next Generation EU dal quale dipendono le risorse del Recovery Fund agli Stati Membri.

La proposta emendativa inviata dall’ANMVI ai Capigruppo di Camera e Senato- e quindi a tutte le forze politiche rappresentate in Parlamento- considera tutte le prestazioni veterinarie in base alla classificazione Ateco (Codice75.00.00)  sia quelle rese alle cure per gli animali da compagnia, sia per animali allevati a scopo di reddito e produzione alimentare. La condizione di “attività essenziale” durante la pandemia ha evidenziato l’inconguità di una aliquota IVA da consumi di lusso.

Hanno risposto alle sollecitazioni dell’ANMVI- presentate di concerto con tutte le sigle firmatarie, i parlamentari: Luciano Pizzetti (PD), Doriana Sarli (M5S), Marcello Gemmato (FdI), Michela Vittoria Brambilla (FI) e Rosellina Sbrana (Lega). Brambilla e Sbrana aderiscono all’Intergruppo parlamentare per la tutela animale che nei giorni scorsi ha valutato non solo il deposito degli emendamenti, ma anche la questione delle coperture finanziarie necessarie a compensare il mancato gettito dell’Erario.

Se l’IVA sulle prestazioni veterinarie scendesse di 12 punti percentuali, per l’Erario si tratterebbe di un mancato gettito di 80 milioni di euro, una cifra ricavata dalle dichiarazioni IVA degli iscritti all’Enpav nell’ultimo anno di riferimento contabile, il 2019.

Aderendo alle politiche green dell’Unione Europea e alla transizione ecologica chiesta agli Stati Membri, il Governo italiano si è impegnato a cercare le compensazioni allo scostamento di bilancio nella decurtazione dei finanziamenti di Stato ai cosiddetti SAD, Sussidi Ambientalmente Dannosi.

Nella loro lettera aperta al Governo e al Parlamento, Anmvi, Fnovi, Simevep, Enpav, Assalco, Aisa, Ascofarve, Assalzoo, Aivpa, Federanziani e Federconsumatori sostengono che “l’Imposta sul Valore Aggiunto (IVA) è il principale ostacolo al conseguimento dei nuovi obiettivi strategici – nazionali, europei e globali- per la sanità animale e la sanità pubblica”.

(fonte Anmvioggi)

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